Un’isola deserta, un musicista, un microfono.
Una dichiarata discriminazione di numero, mai di genere. Dovunque la musicalità porti il suo autore: alla canzone o alla musica astratta, a una linea sola o a più voci sovrapposte. Immagina un autoritratto. Un autoritratto in musica. E poi mettiti in ascolto”.

S O L I T U N E S

Solitunes è un etichetta discografica nata a Torino nel 2015.
Solitunes si pone l’obiettivo di pubblicare solo dischi in solo.
Solitunes nasce da un’ idea di Federico Marchesano e Stefano Risso, due contrabbassisti e compositori molto attivi nel panorama della Musica Improvvisata e non solo, ai quali si aggiunge successivamente Francesco Busso, ghirondista, attento indagatore della Folk Music e grafico.
Solitunes ha origine da una visione:
un musicista su un’isola deserta con un microfono pronto per registrare davanti a sè.
Solitunes si propone di documentare, quasi come se si trattasse di una indagazione scientifica, il percorso interiore che un musicista compie durante la registrazione di un disco in solo. Un viaggio all’interno di se stessi e della musica alla ricerca del proprio suono, della propia voce.
Solitunes non si pone alcun confine di genere musicale.
L’unico vincolo è numerico, l’impresa deve essere compiuta da un solo musicista.
Solitunes realizza per i propi CD Packaging originali e innovativi, con una scupolosa attenzione alla qualità grafica, utilizzando diverse tecniche, dalla bomboletta Spray alla fustellatura.
Solitunes inaugura la sua attività con tre diverse pubblicazioni, rispettivamente di tre artisti esploratori, coraggiosi ed originali:

SOLITUNERS:

Stefano Risso, Francesco Busso, Federico Marchesano, Lorena Canottiere, Alessandro Viale

Enrico Negro “ La memoria dell’acqua”

Sola chitarra acustica.
Nudo, senza sovraincisioni o effetti.
Un’ unica sorgente sonora che emana una grande varietà di timbri e colori.
Un viaggio che partendo dal Folk arriva fino alla musica colta e classica.

Federico Marchesano, “The Inner Bass”
Solo contrabbasso.
Viaggio alla ricerca del “Basso Interiore”. Molteplici le tecniche usate: pizzicato, arco, sovraincisioni ed effetti analogici, per un disco che dal mondo acustico si spinge fino al Noise e al Rock.

Dario Bruna “SunSet”
Batteria, elettronica, visuals.
una performance che condivide dal vivo un processo autobiografico e musicale, Le due azioni (quella musicale e quella visiva) entrano in contatto per continuità sensoriale e analogica, in rapporto anch’esse con l’editing e la precisione del montaggio, seguendo sempre la stessa modalità di costituire una nuova forma, una nuova opera emergente dal rapporto di traduzione tra il digitale e l’analogico.

Stefano Risso “Tentacoli”
Solo contrabbasso.
Un disco che ha due differenti anime:
la prima, “Musica residua”, usa i suoni che normalmente vengono scartati in una registrazione perchè “sbagliati”, materiale acustico che attraverso una forte post produzione arriva a sembrare elettronico. La seconda, più tradizionale, si avvale di un processo compositivo più convenzionale con meno vincoli  formali.